Doctor Who Christmas Special 2012 – The Snowmen (Steven Moffat, 2012)

Dopo una prima parte di stagione un po’ buttata lì, dopo quasi tre mesi di attesa dall’episodio che aveva chiuso un ciclo, dopo settimane di ipotesi,  congetture e, soprattutto, tonnellate di foto di Jenna-Louise Coleman, arriva finalmente Natale che, da qualche anno a questa parte, non è solo mangiate allucinanti e regali riciclati ma anche il giorno in cui viene trasmesso l’ormai tradizionale episodio natalizio di Doctor Who.

Episodio natalizio che di natalizio ha, rispetto a quelli degli scorsi anni, davvero poco ma che contiene, nell’ordine: nuova companion, nuova sigla (ispirata a quelle della serie classica col faccione del Dottore nel vortice del tempo), nuova TARDIS e l’inizio di quella che dovrebbe essere la trama della seconda parte di stagione. Ah, e pure la vera trama dell’episodio, quella dei pupazzi di neve assassini, tutto in meno di un’ora. Dopo aver rivisto questo special un paio di volte ho sentimenti contrastanti, ma visto che devo parlare della trama, ci metto un bel avviso di SPOILER, ché così siete avvisati.

L’ho rivisto un paio di volte e ho capito che l’ego e l’autostima di Moffat hanno raggiunto livelli davvero esagerati, non ci sarebbe niente di male dato che è pur sempre uno dei migliori sceneggiatori viventi e ha regalato vere e proprie perle alla storia delle serie televisive, compresa quella meraviglia di Blink, il problema nasce quando il suo narcisismo arriva ad invadere la trama autocitandosi e tirando frecciatine a destra e sinistra.

È il secondo episodio di fila in cui inserisce riferimenti a Sherlock e se non mancasse quasi un anno al prossimo film si potrebbe pensare ad un auto-spot, inoltre quel “Winter is coming” ripetuto più volte in uno dei momenti clou mi è sembrato tanto come una presa in giro per l’attesa che si sta creando sul ritorno di Game of Thrones. Moffat è un superbo scrittore di storie di fantascienza, ha scritto i più bei episodi di questa nuova serie di Doctor Who, utilizzarla per farsi pubblicità o per complimentarsi con se stesso è leggermente offensivo e mi ha un po’ rotto.

"Volevate il crossover? Tiè!"

“Volevate il crossover? Tiè!”

Ha rotto, perché se lascia da parte le diatribe personali è ancora capace di emozionare con delle minuzie, dei colpi di genio, dei particolari che cogli solo dopo diverse visioni e questo episodio ne è pieno. Il Dottore ha deciso di auto-esiliarsi, dopo mille anni passati a viaggiare e a salvare mondi, probabilmente la scelta è maturata dopo l’addio traumatico dei Pond o forse c’è anche dell’altro. Per farlo ha scelto l’Inghilterra vittoriana, un’epoca che sembra odiare tantissimo, e l’aiuto di tre personaggi visti in un altro episodio di Moffat, A Good man goes to war: Madame Vastra, la sua assistente-moglie Jenny e Strax, l’unico infermiere Sontaran dell’universo. Quasi per caso incrocia la cameriera Clara e somiglia ad uno dei tanti incontri con le precedenti companion, ma stavolta se ne va da solo e si lascia scappare solo un “Bel nome, non cambiarlo mai”.

Naturalmente non finisce così e la ragazza riesce a convincerlo ad indagare su questa neve strana che sembra ricordare le cose e tenta di uccidere le persone. Questa trama, come già detto è un po’ tirata via, ma l’episodio è comunque pieno di cose bellissime: la TARDIS parcheggiata sulle nuvole, l’altissima scalinata a chiocciola per raggiungerla, la coppia lesbica sulla BBC il pomeriggio di Natale, il modo in cui Moffat utilizza dei semplici oggetti nelle scene chiave (vi ricordate il fez in The Big Bang oppure l’ultima pagina del libro in The Angels Take Manhattan? Pure qui ce ne sono un paio), la presenza della Grande Intelligenza, nemico del Secondo nella serie classica che sembra conoscere per la prima volta in Dottore in questa avventura (il caro Steven è pur sempre l’uomo del Timey Wimey), il personaggio di Clara che pensavo fosse totalmente diverso dalla prima interpretazione della Coleman (davvero bravissima, oltre che adorabile) e che all’improvviso butta lì un “Mi piace cucinare i soufflè”, prima di fare una brutta fine e, in punto di morte, ripetere le stesse frasi che disse Oswin Oswald al Dottore in Asylum of the Daleks, lanciando la trama della seconda parte di stagione: capire chi è questa Clara che muore in diversi punti della storia e sempre in presenza del Dottore.

Questa è la terza, e speriamo sia quella buona.

Questa è la terza, e speriamo sia quella buona.

Dando un giudizio complessivo, l’episodio mi è piaciuto, ma non è sul podio dei miei special preferiti (il primo è The Waters of Mars, seguito dai due di Moffat e da The Christmas Invasion), mi rendo conto che c’è poco tempo per gestire tutta la trama della seconda metà di stagione e qualche omaggio al cinquantenario in nove episodi, ma bisognerebbe chiedere a Moffat perché ha utilizzato questa struttura assurda per questa stagione (il prossimo episodio è ad Aprile, per fortuna che devo vedere ancora centinaia di episodi della serie classica…), è comunque un nuovo inizio (ma The Eleventh Hour mi aveva convinto di più) e le basi possono portare ad un gran pasticcio o a qualcosa di epico, bisogna solo sperare che il folle al comando continui a fare lo sceneggiatore e non il troll, è un maestro in entrambe le cose.

Questa voce è stata pubblicata in Televisione e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...