Pagelloni 2012 – Letture

Fine anno. Per tutti i blog è periodo di  elenchi, liste, classifiche e dato che mi piace parecchio elencare e scrivere post lunghi non aspettavo altro. Il primo pagellone (e forse anche l’unico) riguarda i libri, non è una classifica dei migliori del 2012, ma di quelli che ho letto nel 2012, quindi ci trovate di tutto, da best-seller recenti a saggi vecchi un paio di secoli.

In totale ho letto diciassette libri (più uno attualmente in lettura) abbastanza variegati come genere e periodo storico, per la maggior parte classici, qualche delusione e qualche sorpresa. Mi rendo conto che avrebbe avuto più senso una classifica dei migliori usciti negli ultimi dodici mesi, ma ne leggo davvero pochi nuovi (come già detto per i dischi, non è snobismo) e mi divertiva raccogliere un insieme così disomogeneo, non si tratta assolutamente di ostentazione. Per alcuni avevo già scritto dei post (che è possibile leggere cliccando sui titoli) più o meno riusciti, altri avrebbero meritato la stessa attenzione ma, per i motivi più disparati, non l’ho fatto. In fin dei conti, questo è (anche) una specie di risarcimento.

Romanzi

Il Corsaro Nero (Emilio Salgari, 1898) – 8

Un libro divertentissimo che trasuda avventura da tutti i pori. La scrittura di Salgari non è scintillante, ma fa quello che dovrebbero fare, prima di tutto, i romanzi: raccontare una storia e tenere attaccato il lettore alle pagine, almeno con me ha funzionato. C’è davvero tutto: pirati, vendetta, errori del passato, amore e scenette comiche, finale leggermente “aperto”. Uno spasso.

1Q84 – Libri 1 e 2 (Murakami Haruki, 2009) – 5

Già commentato con un post lunghissimo e che spiega in modo più articolato perché non mi ha convinto. Se volete un commento in poche righe: le prime 300 pagine sono davvero avvincenti, dopo è tutto molto ripetitivo, il problema è che ne mancano altre 400 alla fine. Tra i meriti di Murakami una scrittura semplice e scorrevole (e quasi sempre non banale) che alleggerisce il tutto e alcuni passi davvero molto belli. Dalla sua parte anche il fatto che non è un’opera completa (l’ultima parte è uscita in Italia ad ottobre, conto di leggerla, per ora ancora no), quindi impossibile da giudicare in toto. Delusione.

Memoriale del convento (José Saramago, 1982) – 9

Uno dei miei scrittori preferiti: una scrittura particolare, tortuosa, difficile, potente per raccontare le storie più disparate, quasi sempre bellissime. Questo romanzo narra la vicenda storica della costruzione del monumentale convento di Mafra, frutto di un voto fatto dal re del Portogallo ai frati francescani, costato il lavoro e la vita di migliaia di contadini e operai portoghesi. C’è il Saramago politico e poetico, quello che guarda la vicenda con gli occhi di Baltasar e Blimunda, un ex soldato e una veggente che aiutano padre Bartolomeu Lourenço in una folle impresa: costruire una macchina volante. Il giudizio è lo stesso che ricavo da ogni libro di Saramago: mentre lo leggo non mi sembra un capolavoro, quando arrivo alla fine mi rendo conto che lo è. Magico.

Fahrenheit 451 (Ray Bradbury, 1953) – 9

Una distopia potente come quella raccontata in V for Vendetta, un libro davvero claustrofobico, ansiogeno. Guy Montag è un vigile del fuoco, ma i vigili del fuoco, in questo mondo, non spengono gli incendi, li appiccano. Incendi di libri che è vietato leggere e stampare. L’incontro con una ragazza “strana” e l’intervento in casa di un’anziana che decide di morire nell’incendio spingono Guy a chiedersi cosa ci sia di tanto potente nelle pagine da poter invogliare un martirio e commette un errore bellissimo: legge. Romanzo davvero potente che non lascia vie di fuga o speranze, il finale forse è un nuovo inizio, ma non si riesce ad essere felici. Toccante.

La scopa del sistema (David Foster Wallace, 1987) – 10

Un libro semplicemente spettacolare, un romanzo-non romanzo che non ha un vero finale, una raccolta di storie che sembra non abbiano niente a che fare tra loro ma poi vai a sapere. Complesso come i libri di Carroll, con personaggi incredibili, il Midwest americano, l’Ohio, pappagalli predicatori in diretta sulla tv via cavo, il Deserto Incommensurabile dell’Ohio. Tutto frullato in un andirivieni di trame e sottotrame, flashback, salti temporali, stili differenti, ché alla fine diventa davvero complicato tenere il filo del discorso ma ne esci convinto di aver letto qualcosa di eccezionale e che ne sia valsa la pena. Non è un bluff o un fuoco di paglia. Dannatamente difficile, ma splendido. Ora capisco quei “Ci mancherai DFW!”, li capisco perfettamente.

Racconti

La giornata d’uno scrutatore (Italo Calvino, 1963) – 10

Semplicemente bellissimo, dal racconto di una semplice giornata di routine democratica (il giorno delle elezioni nel seggio allestito in una casa di carità,  il “Cottolengo” di Torino)  si toccano temi di più ampio respiro, se non universali, come l’impegno politico, l’opportunismo della Chiesa, l’assoluta necessità di mettere in dubbio le proprie idee. Il protagonista, Amerigo Ormea, un militante del PCI, vede persone incapaci di intendere e volere ma capaci di votare, naturalmente per la DC, e ne rimane inorridito, ma riuscirà comunque a trovare qualcosa di buono in questo sfruttamento. Sullo sfondo, appena accennati, gli avvenimenti della vita privata di Amerigo che in realtà stanno per cambiargli l’esistenza. Scritto in modo meraviglioso, indispensabile.

I quarantanove racconti (Ernest Hemingway, 1938) – 10

Un libro fondamentale per tutti quelli che amano scrivere racconti (per avere un’idea di che livello è possibile raggiungere, anche se è impossibile arrivarci) e per quelli che amano leggerli. Una scrittura che non dovrebbe essere così bella, con tutte quelle frasi semplici e tutti quei punti, dialoghi sorprendenti, personaggi meravigliosi. Per me è davvero uno scrigno delle meraviglie. Creato da uno dei migliori di sempre.

Una vecchia canzone (Robert Louis Stevenson, 1877)  – 7

Primo racconto / romanzo breve di Stevenson, recuperato da poco dato che inizialmente uscì senza firma. C’è molto di quella che sarà la grandezza del narratore scozzese: la critica al perbenismo e alla religione imposta, conflitti familiari, vite schiacciate dagli errori del passato. Ci sono gli elementi ma in una forma ancora grezza, anche se all’improvviso spunta il colpo di genio che solo QUEL genio poteva trovare: “Si sentì come un’articolo di fondo troppo elevato per l’umanità”, davvero da Stevenson. Solo per i fan.

Saggi

Il contratto sociale (Jean-Jacques Rousseau, 1762) – 7.5

Come dovrebbe essere amministrato e gestito lo Stato secondo Rousseau, un saggio tanto utopico quanto rigoroso. Alcuni aspetti sono davvero anacrostici, ma non si sa mai (si inizia dimostrando che la schiavitù non è una cosa giusta perché i vantaggi vanno tutti al padrone, oggi sembra un’ovvietà, non all’epoca, comunque essendo un presupposto alla base della teoria DEVE essere dimostrato). Si basa sul concetto di volontà generale, l’idea applicata non è quella più votata, ma quella che, dopo svariate discussioni, è più giusta per tutto il popolo.  Non semplice da leggere, noioso a tratti, ma offre un modo diverso di guardare la politica.

Il cinema secondo Hitchcock (François Truffaut, 1989) – 10

Un’intervista lunghissima che diventa un colloquio tra due grandi del Cinema. Avrei potuto metterlo in Biografie, ma è meglio in Saggi perché è anche un manuale di arte cinematografica. Sostanzialmente è un percorso in ordine cronologico su tutti i film del maestro del brivido, a partire da quelli muti del periodo inglese, passando per i capolavori, finendo con gli ultimi lavori. Per ogni film vengono raccontati aneddoti, tecniche utilizzate, punti di vista inusuali e si scopre quali sono i film preferiti dai due (Truffaut ha una particolare predilezione per Notorious) . In mezzo scambi di opinioni sugli attori, sui tecnicismi e la visione dei due grandi cineasti sui temi più svariati. Per chi ama la Settima Arte è semplicemente f o n d a m e n t a l e!

Origine della disuguaglianza (Jean-Jacques Rousseau, 1755) – 9

Di nuovo Rousseau, questo è un libro più sottile ma secondo me più bello del Contratto, perché anche i saggi possono essere “belli” e non solamente utili. Il filosofo francese tenta di rispondere alla domanda dell’Accademia di Digione: “il progresso delle scienze e delle arti ha contribuito a migliorare i costumi?” e lo fa con un metodo rigoroso, quasi una dimostrazione di un Teorema. Nel rispondere alla domanda Rousseau se ne pone un’altra: “Qual è stato il momento in cui è nata la diseguaglianza degli uomini?” La risposta è celeberrima e ha influenzato la politica dei secoli a venire, ma ci sono anche altre perle di una modernità allucinante. Atto d’amore.

Le crociate viste dagli arabi (Amin Maalouf, 1989) – 8

Un periodo fondamentale per la struttura attuale del mondo e per i rapporti tra l’Occidente e il Medio-oriente musulmano, raccontato da un punto di vista a cui non siamo abituati, quello degli altri. Leggendo questo saggio ci si rende conto di come il mondo musulmano all’epoca fosse decisamente più evoluto dell’Occidente e che la lunghezza e il numero delle crociate è dovuta soprattutto ai giochi di potere degli innumerevoli sovrani musulmani della zona, capaci solo di cercare vantaggi personali, quando un’azione comune avrebbe ricacciato gli invasori (e terminato la guerra) molto prima di quanto accaduto. Dall’altro lato gli occidentali (chiamati genericamente Franchi dai musulmani) sono visti come gente rozza, ma con una grande fede. Alla fine ne escono bene davvero poche figure (Riccardo Cuor di Leone è visto come uno spaccone che alla fine non combina un bel niente) e tra queste c’è il grandissimo Federico II che però meriterebbe un post a parte. Utile.

Fumetti

Arriva Charlie Brown – Vita da cani, Charlie Brown! (Charles M. Schulz) – 10

Due volumetti che raccolgono svariate strisce (quelle di questi volumi vanno rispettivamente dal ’55 al ’57 e dal ’60 al ’62). Per dirla con le parole di Umberto Eco si tratta di Poesia, è più facile trovare il significato della vita in queste vignette che nella Bibbia. Imprescindibile.

V for Vendetta (Alan Moore – David Lloyd, 1982 – 1985) – 10

Già incensato su questo blog, è semplicemente qualcosa di incredibile. Due personaggi bellissimi, un futuro (forse) distopico in cui il Fascismo è al governo e controlla le vite dei cittadini, la necessità di imparare prima di agire, l’Anarchia. Se pensate che il fumetto sia un’arte minore provate a leggerlo, se a quel punto la pensate sempre allo stesso modo mi sa che non capite un cazzo.

Superzelda (Tiziana Lo Porto – Daniele Marotta, 2011) – 9

Una graphic novel bellissima, biografia romanzata di Zelda Fitzgerald che deve aver portato un imponente lavoro di documentazione. Eppure non è una semplice successione di fatti, ma un vero e proprio viaggio visivo nella vita di una donna eccezionale che non lascia indifferenti. La scelta dei colori è semplicemente perfetta, alcune tavole sono davvero geniali, da leggere assolutamente.

Biografie

Open (Andre Agassi, 2011) – 9

Il fenomeno letterario dell’anno: uscito più di dodici mesi fa e ritornato prepotentemente in cima alle classifiche grazie al passaparola, a qualche fan illustre (Baricco) o famoso (Jovanotti, Valentino Rossi) e ai social network. Grazie a tutto questo, certo, ma anche grazie al fatto che è un libro bellissimo, scritto con un premio Pulitzer (J. R. Moehringer), con personaggi che sembrano usciti da romanzi di Vonnegut o Wallace, terribilmente sincero. Una critica alla ricerca della perfezione, un’invito a non imporre niente ai propri figli, la difficoltà di essere capaci di diventare belle persone facendo tutto da soli. Sorprendente.

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