Born to Die (Lana Del Rey, 2012)

Ascolto pochissima musica recente e quando lo faccio è con colpevole ritardo. Per dire, ho ascoltato per la prima volta Funeral degli Arcade Fire l’anno scorso, quasi obbligato dalle lodi sperticate che sentivo in giro e che alludevano ad un presunto capolavoro, quindi ho messo da parte la mia celeberrima ritrosia ad ascoltare qualsiasi cosa per la quale non siano passati almeno vent’anni dall’uscita nei negozi, ho ascoltato Funeral degli Arcade Fire e mi sono reso conto che lo è davvero un capolavoro, un fottuto capolavoro. Ma questa, come direbbe quello vestito di nero circondato dalle sagome di assassini e gente morta ammazzata nei modi peggiori, è un’altra storia, che merita un post a parte.

Se ne parla in un altro post, perché questo riguarda un evento ancora più epocale, esprimo la mia opinione su un disco uscito addirittura QUEST’ANNO.

Tendo a specificare che il fatto che non ascolti musica “nuova” non è dovuto a snobismo o cose del genere, dipende unicamente dal fatto che ci sono dischi epocali e bellissimi che non ho ancora ascoltato e, quando mi capita di trovarli, vanno in loop per mesi e mesi. Per farvi rendere conto: quando ho scoperto il sommo Leonard Cohen ho ascoltato solo e soltanto i suoi album per più di un anno con tutte le conseguenze del caso.

Chiusa questa parentesi, vi spiego per quale serie di concause ho messo nel lettore il giovanissimo Born to Die dell’altrettanto giovane Lana Del Rey.

In realtà la causa è una sola e si chiama Video Games. Sentendo parlare incessantemente di questa cantante, delle sue esibizioni altalenanti e del meraviglioso brano Video Games, me lo sono andato a cercare sul tubo il brano in questione e, come nel caso degli Arcade Fire, il web aveva ancora una volta ragione, quello che stavo ascoltando era un brano bellissimo, semplicemente perfetto, mi sono innamorato subito di quella voce lamentevole e distaccata, di quella melodia semplice e triste.

Ma dato che ho avuto già molte delusioni, prima di fare il grande passo (che sarebbe ascoltare il disco) volevo delle conferme e ho cercato altro. Ho trovato questa incredibile interpretazione acustica di un altro brano, che poi ha dato il nome all’album, ed è stato un’altro colpo fortissimo, non ho avuto più remore ed ho deciso di procurarmi l’album e di ascoltarlo.

Dico subito che l’esordio-nonesordio di Elizabeth Grant AKA Lana Del Rey non è un capolavoro oppure un disco perfetto, ma mi piace. Mi piace parecchio ed è ancora più incredibile se penso che si tratta di un lavoro sfacciatamente pop, comprese le voci campionate, le parti rappate e l’abbondanza di suoni e rumorini che di solito creano solo confusione. Il fatto è che queste cose sono fatte bene, non sembrano fuori posto e non si scade quasi mai nella cafonaggine. Il merito è sicuramente di una produzione coi controcazzi, ma la base (e per base intendo le melodie, una certa tristezza di fondo di tutto il lavoro, la voce languida e distante) è della ragazza ed è davvero una bella base.

I primi cinque brani sono davvero molto belli e curati (i due singoloni Born to Die e Blue Jeans, il miracolo Video Games e due brani, Off to the Races e Diet Mountain Drew, che sembrano sempre meglio ad ogni ascolto), dopo la qualità scende un po’, ma fatico a trovare canzoni inascoltabili (solo National Anthem, che dopo svariati ascolti non sono ancora riuscito a digerire, e credo che non lo farò mai), e si tratta di un genere che di solito trovo completamente indigesto.

Prima della fine del disco resta spazio per altri due colpi di genio: Carmen, malinconica e con un certo non so che di asiatico, e l’eccezionale Million Dollar Man, pezzo bellissimo per melodia, interpretazione, produzione, tutto! Secondo me se la gioca con Video Games come brano migliore del disco, è uno  di quei pezzi che ascolteresti all’infinito e che non ti stancano mai.

Alla fine, tirando le somme, mi rendo conto che ci sono almeno sette traccie di alto livello su dodici e che almeno due di queste hanno una tale intensità che la gran parte degli artisti (non solo pop e non solo a partire da un certo numero di copie vendute) non riesce a tirar fuori in una carriera e allora penso che, anche se si tratta di una grandissima quanto geniale operazione commerciale, me ne frega il giusto perché questo è un bel disco, capace di emozionare davvero, vi serve altro?

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