I quarantanove racconti (Ernest Hemingway, 1938)

Leggendo i quarantanove racconti ti rendi conto che Hemingway è uno scrittore immenso, un vero maestro, e lo capisci da due-tre cosette.

La prima è che rende interessanti cose che detesti o che, semplicemente, ti annoiano a morte, come la caccia, la pesca, le corride; non le sopporti eppure sei lì a leggere di questa gente che spara ai leoni, pesca trote e ammazza tori e non riesci a interrompere la lettura.

La seconda è lo stile. Tutti parlano dello stile di Hemingway, della sua prosa essenziale e asciutta e leggendo questi racconti ti accorgi che scrivere in quel modo è un miracolo, che non è possibile utilizzare frasi così brevi e usare solo il punto per interi passi senza trasformare il racconto in un telegramma, sembra una cosa totalmente assurda eppure lui ci riesce.

La terza sono i dialoghi, i celeberrimi dialoghi di Hemingway, quei botta e risposta da lasciare a bocca aperta, quegli scambi degni della miglior finale di Wimbledon, quelle conversazioni che fanno diventare i personaggi così vivi che ti viene voglia di ripetere a chiunque ti passi vicino quelle frasi, per vedere se la reazione è la stessa, se veramente funziona così nella vita reale.

Quindi ti innamori di questi personaggi, di Francis Macomber, che per un brevissimo periodo (troppo breve) è stato felice, del cameriere che trova un senso alle cose del mondo nel locale in cui lavora perché è “un posto pulito, illuminato bene”, del torero che non accetta di non essere più quello di una volta e del pugile che invece lo sa benissimo e scommette “cinquanta bigliettoni” sulla sua sconfitta, di Nick Adams, alter ego di Hemingway che si mette a nudo e racconta episodi della sua vita (soprattutto il rapporto col padre), e non è un caso che l’ultimo racconto sia “Padri e figli”, in cui Nick, ormai diventato padre a sua volta si sente chiedere dal figlio “Perché non andiamo a visitare la tomba del nonno?”.

Hemingway è un grandissimo scrittore, uno dei migliori per quanto riguarda lo scrivere breve, talmente bravo che lo metterei allo stesso livello dei sommi Borges e Poe; ma io non faccio testo, quindi prendete questo libro per quello che è, una raccolta di racconti, alcuni brevissimi, scritti in un modo particolare e i cui personaggi sono tutto tranne che eroi, e iniziate a leggere, potreste aver trovato una miniera d’oro.

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