Traslochi

Odio i traslochi, e non per motivi sentimentali, territoriali o psicologici. No, quello che non sopporto sono proprio i problemi pratici del trasloco: avere gente che ti smonta la casa dalle sette di mattina, mangiare in condizioni di equilibrio precarie, trovarsi gli scatoloni tra i piedi per almeno un paio di settimane, affrontare gli inevitabili problemi con cambi di contratti per luce, gas, telefono, internet. Insomma, questo genere di cose.

E forse proprio per questo, per una sorta di compensazione o di un patto col Dio dei traslochi (che se esistesse sarebbe il Dio che temerei di più, giuro), apro, chiudo e sposto blog in maniera allarmante, questo è già il quarto (uno se l’è portato via MSN, gli altri due Splinder) e, visto che è quello che sembra durare di più e anche quello sul quale penso di aver scritto di più (così potete rendervi conto della desolazione dei precedenti), ho deciso semplicemente di spostarlo, di trasferirmi.

Quindi, prendo baracca e burattini e sposto tutto su Altervista per vari motivi, prettamente tecnici e legati al fatto di essere un informatico leggermente narcisista, oltre a quelli citati sopra. Dopo una settimana di prove, condita da ben tre post, si cambia ufficialmente e quindi l’indirizzo di questo blog diventa http://emanuelefusco.altervista.org/ (per ora è spoglio da far pietà ma conto di aggiungere tanti oggetti inutili, ma fichi).

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

PKNA #5, Ritratto dell’eroe da giovane (Alessandro Sisti – Alessandro Barbucci, 1997)

Anno 1996. Nelle edicole, anticipato da una misteriosa quanto azzeccata campagna pubblicitaria sulle testate Disney tradizionali, compare un fumetto totalmente non-tradizionale, un potenziale buco nell’acqua di proporzioni oceaniche, talmente audace che la Disney Italia concede solo un numero Zero, lasciando ai risultati delle vendite e alla risposta del pubblico l’onere di decidere se farne un periodico a tutti gli effetti oppure etichettarlo come esperimento fallito e buttarlo nel dimenticatoio.

Il numero Zero vende (in quel periodo probabilmente pochi immaginavano che quell’albo sarebbe diventato un fumetto leggendario, sicuramente non io, infatti all’epoca torturai, in senso letterale, la copertina), ma quello che gli autori ottengono è solo un secondo numero Zero, e poi un altro ancora, dando vita ad una delle numerazioni più astruse della storia del fumetto italiano, fonte di ispirazione per gag e battute memorabili.

Il motivo di tanta premura da parte di Disney Italia era dovuto principalmente ai contenuti delle storie. Il protagonista è un personaggio ormai classico del fumetto italiano Disney, Paperinik (che pure nasce come personalità totalmente anticonformista, il Diabolico Vendicatore) e l’ambientazione è sempre Paperopoli, ma non è la classica cittadina piena di prati e villette vista nelle storie di Topolino, la Paperopoli di Pk è una metropoli moderna in piena regola, con grattacieli e network televisivi.

Se il luogo subisce un cambiamento sensibile, le storie sono assolutamente rivoluzionarie e contengono, tra l’altro: alieni viola succhia-emozioni, intelligenze artificiali, droidi, viaggi nel tempo, paradossi temporali, conflitti etici, l’esercito che tratta con gli alieni, l’influenza esercitata della televisione sulla società, viaggi interspaziali, guerrieri provenienti da altre dimensioni e un’aliena capace di distruggere una parte di universo e con un senso di colpa grande come l’universo. È chiaro che tutti questi temi si sono sviluppati col tempo e probabilmente non erano previsti all’epoca dell’uscita dei primi numeri, ma una buona parte di essi compare già nella fase iniziale del progetto, normale che una casa tanto legata all’immagine volesse andarci coi piedi di piombo.

Ma evidentemente il pubblico italiano era pronto per una rivoluzione del genere e di lì a poco, intorno a Pk, si sarebbe creato quello che oggi si chiamerebbe fandom, un gruppo di appassionati affezionatissimi, dagli ottenni (come me, all’epoca) ai cinquantenni, pronti a prendere d’assedio le edicole (non potete immaginare come fosse difficile trovare i numeri speciali nelle poche edicole aperte il 15 agosto sul litorale domizio) e a criticare ferocemente gli autori per un minuscolo difetto su di una vignetta insignificante.

Grazie a quel gruppo di ottimi lettori e anche grazie al fatto che in quel periodo Internet e la posta elettronica erano ancora agli albori, la rubrica della posta diventava qualcosa di totalmente assurdo, il giornale che rispondeva a tono alle richieste esagerate dei fans era una cosa penso mai fatta prima di allora in Italia e i fans, per devozione (ma soprattutto per divertimento) facevano cose assurde e potevi vedere gente con l’accappatoio nelle cabine telefoniche (ora manco ci sono più le cabine telefoniche, si vede che è passata un’epoca) e sapevi che erano fan del fumetto più rivoluzionario prodotto fino ad allora in Italia, in parole povere erano Pkers.

Quindi, dopo tre test superati brillantemente, PKNA ottiene la periodicità (prima bimestrale, poi mensile) e le storie diventano ancora più profonde e complesse, i primi cinque numeri regolari sono un centro dopo l’altro e proprio il quinto è il numero che, in preda alla nostalgia di quel magico periodo della mia vita e del fumetto italiano in generale, ho deciso di rileggere e quindi è anche la causa per la quale ora vi beccate questo post.

Continua a leggere

Pubblicato in Fumetti | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Le elezioni più trash della Storia

Bisogna ammetterlo, viste dall’esterno (e per esterno intendo da un altro paese, possibilmente di un altro continente, da un altro pianeta, se proprio vogliamo stare tranquilli) queste potrebbero essere le elezioni più spassosamente tragiche della Storia. Un qualcosa talmente trash che i film di Pierino, al confronto, sono al livello di Vittorio Gassman che legge la Divina Commedia. Una tale accozzaglia di cialtroni, imbroglioni, approfittatori, doppiogiochisti e leccaculo, tutti insieme per accaparrarsi un posto in Parlamento (quindi per guidare uno dei paesi cardine dell’Unione Europea in una crisi talmente profonda che non se ne vede la fine), non l’avevo mai vista.

Sì, influisce la presenza del PDL, che da questo punto di vista non delude mai e dovrebbe candidare il sempreverde Dell’Utri (che non capisco come facciate a dire che è mafioso, voglio dire, “è cattolico, e ha quattro figli!”) e nuovi e talentuosi fenomeni della politica, come Nicola Cosentino, con processi terminati e in corso per i rapporti con i Casalesi e per riciclaggio di rifiuti tossici, e chissà chi altri (le liste non sono ancora state depositate, aspettiamoci qualche colpo di fine mercato). Inoltre in una lista legata al PDL, presentata da Stefania Craxi (Argh!) c’è quel grande esempio di correttezza e onestà di Luciano Moggi (Aaaaaaargh!), certi incubi non finiscono mai.

Ma anche il resto non scherza, e il male non è solo candidare persone con processi pendenti in corso o condannati in via definitiva, ma anche personaggi poco seri e che non hanno evidentemente niente a che fare con cose serie come la Politica.

Monti candida la Vezzali, che si sarebbe fatta toccare da Berlusconi e come prima dichiarazione da candidata si allinea alla linea cattolica e dice che la famiglia è basata su uomo e donna. Più in generale col Professore ci sono tutti quei personaggi famosi conservatori che hanno votato Berlusconi in passato ma che non si sarebbero mai candidati con Silvio, ché ora è conosciuto come puttaniere, mentre Monti è simbolo di sobrietà, e la sobrietà è importante. E pure la famiglia è importante, tanto che l’UDC, alleato con Monti, mette in lista cognata e genero di Casini.

Il PD candida personalità oneste, coraggiose e di tutto rispetto come Rosaria Capacchione  e Corradino Mineo, che potrebbero davvero dare una svolta in Parlamento, ma poi ricasca negli errori del passato e conferma la linea del partito: raccattare più gente possibile di varie tendenze che non hanno niente a che fare con la Sinistra, per cercare di accaparrare i voti dei centristi. Quindi nelle liste sono presenti esponenti dell’area ultra cattolica, gente che al primo accenno di diritti per coppie omosessuali minaccerà di far saltare il governo, un film già visto (ve la ricordate la Binetti?) e che al PD sembrano non ricordare. Certo, ci sono state le primarie per scegliere i candidati, ma proprio i risultati delle primarie fanno capire che i problemi dell’Italia nascono dal basso, dagli elettori e i partiti ne sono un’emanazione, non la causa. Nelle primarie per la Camera nel collegio Campania 2 (tutte le provincie campane tranne Napoli) il più votato è stato Nicola Caputo, a Enna Vladimiro Crisafulli, entrambi indagati per reati legati alla loro posizione politica. Se la maggior parte dei votanti pensa che debbano essere candidati, ce lo meritiamo un parlamento del genere.

D’altronde con una legge elettorale così ridicola è inutile chiedere di meglio a coloro che devono essere eletti, una legge definita porcata dal suo stesso inventore, che tutti quelli che erano in parlamento hanno giudicato pessima, ma che nessuno si è preso la briga di cambiare, forse perché accontenta un po’ tutti o, meglio, non scontenta nessuno: Bersani dovrebbe (dico dovrebbe, perché il PD è specialista di rimonte subite, soprattutto se ci saranno altre ospitate di Berlusconi da Santoro) avere la maggioranza alla Camera, Berlusconi molto probabilmente riuscirà a creare una situazione ingovernabile in Senato (il PD, vincendo in tutte le regioni, tranne Lombardia e Veneto – tradizionalmente a maggioranza di centrodestra, non avrà la maggioranza dei senatori, Calderoli era un genio incompreso…), Monti sfrutterà lo stallo e l’influenza della BCE per strappare un nuovo incarico di Governo. Gli unici che non avranno vantaggi da questa legge elettorale sono i partiti che non erano presenti in Parlamento e quindi si appendono.

Partiti che si pensa portino un po’ di novità e di pulizia, e infatti le novità ci sono: nuovi modi di lamentarsi e fare scena. Il maestro del vittimismo è sempre il Papi nazionale, su quello non c’è gara, ma Beppe Grillo lo tallona. È stato depositato un simbolo molto simile a quello del movimento 5 stelle, Grillo se ne accorge e monta un casino, parla di complotto e dice che se non verrà ritirato non presenterà la sua lista alle elezioni. Ci sono simboli molto simili anche a quelli di Ingroia e Monti (qui si tratta di classe, hanno dovuto trovare anche un povero cristo che si chiamasse pure lui Monti e lo hanno convinto a candidarsi), ma loro due non hanno fatto polemiche perché è palese che per queste liste civetta è praticamente impossibile raccogliere le firme per poter presentare le liste, quindi il problema non esiste, se Grillo non lo sa qualcuno dovrebbe spiegarglielo, se invece lo sa si potrebbe pensare che lo faccia per attirare l’attenzione (se poi lui stesso è anche il titolare del simbolo pezzotto uno il pensierino ce lo fa…) e scatenare un altro po’ di populismo a gratis.

Ma la cosa più sconcertante, passata colpevolmente in secondo piano, è l’apertura di Grillo ai fascisti di Casapound. Se sei democratico e vuoi partecipare al processo democratico, non dici a persone che credono in un’ideologia palesemente anti democratica che se vogliono sono i benvenuti, se lo fai o sei tu stesso un fascista che crede nella dittatura o hai problemi di coerenza coi tuoi pensieri. In ogni caso, io uno così non lo voterei.

Resta Ingroia che, ad ora, è l’unico che potrei votare (per disperazione, più che altro) ma si parla di presenza massiccia nelle liste di esponenti di Rifondazione, Comunisti Italiani, Italia dei Valori, partiti che hanno fallito, che non hanno più niente da dire o che non voterei per lontananza ideologica. Uno scenario sconfortante.

Ma la cosa più sconfortante e involontariamente comica è la massa di persone che hanno fatto la nottata per poter depositare i simboli più assurdi, da “Forza Evasori” a “Forza Roma”, fino ad arrivare al paradossale “Io non voto”. Se Berlusconi col teatrino da Santoro ha guadagnato voti è perché ci sono milioni di persone che pensano sia un figo, se pensiamo che gli elettori siano tutti di Sinistra e moralmente ineccepibili non riusciremo mai a capire il perché di anni e anni di sconfitte.

Pubblicato in Politica | Contrassegnato , | Lascia un commento

Doctor Who Christmas Special 2012 – The Snowmen (Steven Moffat, 2012)

Dopo una prima parte di stagione un po’ buttata lì, dopo quasi tre mesi di attesa dall’episodio che aveva chiuso un ciclo, dopo settimane di ipotesi,  congetture e, soprattutto, tonnellate di foto di Jenna-Louise Coleman, arriva finalmente Natale che, da qualche anno a questa parte, non è solo mangiate allucinanti e regali riciclati ma anche il giorno in cui viene trasmesso l’ormai tradizionale episodio natalizio di Doctor Who.

Episodio natalizio che di natalizio ha, rispetto a quelli degli scorsi anni, davvero poco ma che contiene, nell’ordine: nuova companion, nuova sigla (ispirata a quelle della serie classica col faccione del Dottore nel vortice del tempo), nuova TARDIS e l’inizio di quella che dovrebbe essere la trama della seconda parte di stagione. Ah, e pure la vera trama dell’episodio, quella dei pupazzi di neve assassini, tutto in meno di un’ora. Dopo aver rivisto questo special un paio di volte ho sentimenti contrastanti, ma visto che devo parlare della trama, ci metto un bel avviso di SPOILER, ché così siete avvisati.

Continua a leggere

Pubblicato in Televisione | Contrassegnato , | Lascia un commento

Pagelloni 2012 – Letture

Fine anno. Per tutti i blog è periodo di  elenchi, liste, classifiche e dato che mi piace parecchio elencare e scrivere post lunghi non aspettavo altro. Il primo pagellone (e forse anche l’unico) riguarda i libri, non è una classifica dei migliori del 2012, ma di quelli che ho letto nel 2012, quindi ci trovate di tutto, da best-seller recenti a saggi vecchi un paio di secoli.

In totale ho letto diciassette libri (più uno attualmente in lettura) abbastanza variegati come genere e periodo storico, per la maggior parte classici, qualche delusione e qualche sorpresa. Mi rendo conto che avrebbe avuto più senso una classifica dei migliori usciti negli ultimi dodici mesi, ma ne leggo davvero pochi nuovi (come già detto per i dischi, non è snobismo) e mi divertiva raccogliere un insieme così disomogeneo, non si tratta assolutamente di ostentazione. Per alcuni avevo già scritto dei post (che è possibile leggere cliccando sui titoli) più o meno riusciti, altri avrebbero meritato la stessa attenzione ma, per i motivi più disparati, non l’ho fatto. In fin dei conti, questo è (anche) una specie di risarcimento.

Continua a leggere

Pubblicato in Cinema, Fumetti, Libri, Sport | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

7 scene in cui il nazifascismo viene preso a pesci in faccia

Mimimmo

Sono tornati i professionisti del “si stava meglio quando si stava peggio”, gli irriducibili (spesso ventenni) del “quando c’era lui”, seguito dal sospirone nostalgico (ripeto, ventenni), i fedelissimi di “almeno i treni arrivavano in orario”. Insomma, il fascismo (neo-fascismo, nuova Destra, terza via, tutte stronzate: è sempre il solito vecchio orribile fascismo. Punto) sta raccogliendo consensi tra giovani e giovanissimi che postano foto del mascellone su Facebook, vogliono bruciare gli zingari, dicono che gli stranieri rubano il lavoro agli italiani e che quando c’era lui i treni arrivavano in orario (ché alla fine sempre lì si va a finire, l’unica cosa certa del ventennio è che i treni erano puntuali e questo faceva di noi un grande paese e bilanciava l’omicidio Matteotti, le leggi razziali e il suicidio bellico della seconda guerra mondiale).

Per contrastare questa deriva di estrema destra l’unica soluzione possibile è la presa in giro tramite l’arte e le risate, soprattutto le risate. Quindi ecco una selezione di scene di film e serie tv che riducono il nazifascismo a quello che realmente è: un errore della Storia (con molti colpevoli) che non dovrebbe ripetersi più e che merita il massimo sberleffo. Valgono le solite regole per i visitatori con la coda di paglia: militanti di Forza Nuova, Casapound e giovani fascistelli, quello che segue non vi piacerà ma, per usare un vostro classico, “Me ne frego!”. Si comincia!

La prima scena è tratta da Fascisti su Marte, film diretto da Corrado Guzzanti e Igor Skofic, nato da alcuni sketch che prendevano in giro l’imperialismo italiano del ventennio, ché voi non lo sapete ma l’Italia è arrivata su Marte decenni prima degli ammerigani, alla faccia loro!

La scena in questione racconta l’atterraggio dell’intrepido equipaggio e di un piccolo problema non previsto. Sì, insomma, appena arrivati sul pianeta rosso, le camicie nere si rendono conto che non c’è ossigeno, ma risolvono il problema in un modo esemplare: fanno finta che non esiste, insegnamento per generazioni di politici.

Con la seconda scena si rimane nel cinema italiano, stavolta la pellicola è I due marescialli (Sergio Corbucci, 1961) in cui Totò trova il pretesto buono per prendere a pernacchie (letteralmente!) un ufficiale nazista e un gerarca fascista che non brillano per acume.

Il fascismo è considerato (male) anche all’estero, nel bellissimo Porco Rosso (di cui ho scritto un po’ di tempo fa e che si DEVE vedere) del Maestro Miyazaki, ambientato in Italia negli anni ’30, è presente una battuta che è una pietra miliare:

L’antifascismo in quattro parole.

Non si può citare il fascismo senza nominare Hitler e hai voglia a dire che Mussolini non voleva allearsi coi nazisti e che non ha responsabilità nelle deportazioni nei campi di concentramento, non si può dire prima di tutto perché si tratta di cazzate belle e buone, e poi perché nazismo e fascismo hanno molti tratti in comune, soprattutto il fatto di sentirsi superiori solo perché si è nati in un posto piuttosto che in un altro o perché si ha la pelle di un determinato colore, e la repressione delle idee e dei comportamenti non tollerati eliminando la libertà di espressione. La stessa merda, in pratica.

Dunque ecco una scena fortemente antifascista tratta da una serie tv di cui ormai sono dipendente. Si tratta di Doctor Who e nello specifico dello spettacolare Let’s Kill Hitler, ottavo episodio della sesta stagione della serie nuova in cui il Dottore, Amy, Rory e quella psicopatica di Mels si ritrovano nell’ufficio di Hitler proprio mentre qualcuno tenta di ucciderlo prima del previsto, il loro ingresso in scena salva il Fuhrer che decide comunque di sparare al suo assassino ma non fa i conti con Rory, che prima gli rifila un cazzotto degno del miglior Bud Spencer, poi gli dice di chiudere il becco e infine lo sbatte in uno sgabuzzino, dove rimarrà fino alla fine dell’episodio.

MOMENTO. PIU’. EPICO. DI. SEMPRE.

Sempre nello stesso episodio River Song risponde alla domanda che penso tutti si siano posti in un certo momento della propria vita: “Cosa farei se mi trovassi nella Berlino del 1938 con una pattuglia di SS di fronte e mi fossi appena rigenerato?” (n.d.b.: questa la capiscono solo i Whovian.)

Che domande! Direi queste parole:

Beh, stavo andando al bar mitzvah di uno zingaro gay handicappato, quando all’improvviso ho pensato, “Caspita,il Terzo Reich e’ proprio una schifezza. Credo che andrò ad uccidere il Fuhrer.”

Ed infatti:

MOMENTO. PIU’. EPICO. DI. SEMPRE. II.

Per finire due scene ENORMI tratte da film statunitensi.

La prima è l’ormai classica scena del massacro di nazisti nel cinema, tratta da Bastardi senza gloria, del Maestro (e sono due in un solo post) Quentin Tarantino.

Prima che comincino le lezioni di Storia: lo so che Hitler non è morto in un cinema ma quelli che criticano la non verosimiglianza di quella scena dovrebbero prima di tutto evitare di guardare film, dedicandosi solo ai documentari, e soprattutto non hanno colto l’immenso significato simbolico della scena: il nazismo, esempio pratico di quanto può essere crudele l’uomo e di quanto può essere simile ad una bestia, che viene sterminato in un cinema e grazie al cinema, luogo dell’arte e dell’intelligenza umana. Davvero non vi vengono i brividi? Forse vi conviene riprovare:

Infine, quella che è forse la scena di antifascismo più elementare e diretta di sempre, talmente diretta che non c’è manco bisogno di commento:

(E alla fine si sente anche l’inizio di Boom Boom di John Lee Hooker. ‘Sti cazzi!)

Pubblicato in Cinema, Musica, Politica, Televisione | Contrassegnato , , , , , , , , , | 2 commenti

Doctor Who 7×05 – The Angels take Manhattan (Steven Moffat, 2012)

Che la fine del viaggio di Amy e Rory fosse la trama comune di questa prima parte di stagione era chiaro. Che non sarebbe stata una cosa semplice e lineare si sospettava, a differenza di quello che i precedenti episodi avevano fatto intuire (il Dottore che si rende conto che la loro vita “normale” inizia a prendere il sopravvento e decide di allontanarsi pian piano dai Pond), perché a Steven Moffat le cose semplici e lineari non piacciono proprio e perché sapeva che questa puntata sarebbe stata per lui quello che è stato Doomsday per Russell T Davies, il primo addio di un companion amatissimo (in questo caso addirittura due). La fine di un ciclo, in un telefilm fatto di cicli, di chiusure e di nuovi inizi. Soprattutto l’uscita di scena di due personaggi a cui è impossibile non voler bene.

Amy Pond, “il primo volto che questo volto ha visto” (frase che sarebbe ridicola in tutte le serie tv, tranne questa), la bambina cresciuta con una crepa spaziotemporale nella stanza e che si è vista piombare in casa questo tipo strano che gli mette in subbuglio la cucina per mangiare bastoncini di pesce e crema pasticcera; la ragazza che ha passato l’infanzia e l’adolescenza insieme a sua figlia senza saperlo, attendendo che tornasse il Dottore, il quale si farà vivo solo una decina d’anni dopo.

E l’uscita di scena di Rory Williams in Pond, che è morto innumerevoli volte ma in un modo o nell’altro riesce sempre a sfangarla, che ha fatto la guardia per 2000 anni ad una scatola in cui era rinchiusa Amy quando era un centurione romano fatto di plastica, che ha chiuso Hitler in uno sgabuzzino dopo avergli rifilato un cazzotto in faccia, in uno dei momenti più epici della nuova serie.

La coppia perfetta, talmente perfetta che il quasi divorzio lampo di inizio stagione mi è parso davvero una stonatura, i genitori di Melody Pond AKA Mels AKA River Song, ovvero colei che ha tentato di uccidere e poi ha sposato il Dottore. Mi sembra chiaro che per abbandonare due personaggi del genere non basta lasciarli sotto casa e salutarli come una Martha Jones qualsiasi, il momento dell’addio doveva per forza essere qualcosa di incredibile e tragico, che facesse scendere litri di lacrime.

Quindi Moffat utilizza tutte le sue carte predilette: paradossi, linee temporali che si ingarbugliano in modo assurdo, River Song e, soprattutto, gli Angeli Piangenti. Ambienta la storia nella New York di oggi e in quella del 1938, sfruttando l’enorme quantità di statue presenti nella città, compresa LA statua.

Tenta di fare qualcosa di enorme e non ci riesce, come gli capita ultimamente la risoluzione finale non è solida come lo erano quelle di Davies (anche se pure lui a incongruenze non scherzava mica: quei meravigliosi minuti finali di Doomsday sembravano una sentenza, ma poi basta spostare 27 pianeti ed ecco che ti ritorna tutta la famiglia Tyler da un altro universo…) e c’è sempre l’impressione che qualcosa non quadri, ma alla fine importa poco perché ci sono trovate geniali e scene meravigliose che salvano tutto: Rory che decide di morire (ancora!) per creare un paradosso che ucciderà gli Angeli, Amy che sceglie ancora una volta Rory e si butta assieme a lui dall’ultimo piano, Amy e Rory che si risvegliano nel cimitero e il Dottore che dice “Siamo tutti dove dovevamo stare”, Amy che per la prima volta si rivolge a River come una figlia (proprio quando la vede per l’ultima volta), la chiama Melody e le dice di fare la brava, il Dottore che alla fine corre per ritrovare la pagina del libro strappata all’inizio (perchè “odia i finali”) che contiene l’ultimo saluto di Amy, il consiglio a non rimanere solo che poi succedono casini, come accaduto nello splendido special “Waters of Mars”, l’invito ad andare a trovare la bambina che attese inutilmente il suo ritorno la notte in cui tutto ebbe inizio.

Alla fine la commozione è forte, anche se per me non raggiunge il livello del (quasi) addio a Rose, ma è comunque qualcosa di eccezionale in una serie che l’anno prossimo festeggerà il cinquantenario, una puntata emozionante in una stagione partita un po’ in sordina, si mette un punto sul primo ciclo di Moffat come showrunner e si inizia a pensare al successivo: nuova companion (Jenna-Louise Coleman, che ha al suo attivo una strepitosa apparizione nel primo episodio di questa stagione), nuovi viaggi, nuove avventure, la solita vita da Signore del Tempo, insomma.

Pubblicato in Televisione | Contrassegnato , | Lascia un commento

Conte e la Fifa

 

Intrigo internazionale

La squalifica di Conte vale anche in Europa, è un complotto planetario!

 

PS

(Lo so che l’immagine è piena di errori, è il mio primo fotomontaggio, abbiate pietà.)

 

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato | Lascia un commento

Doctor Humour – 1

Episodio 1×12 – Messaggi subliminali della BBC

canone_1canone_2

Pubblicato in Televisione | Contrassegnato , | Lascia un commento

Open (Andre Agassi, 2011)

Gioco a tennis per vivere, anche se odio il tennis, lo odio di una passione oscura e segreta, l’ho sempre odiato.

Un campione che odia il proprio sport. Basterebbe questa citazione per capire che Open non è una semplice autobiografia celebrativa, di quelle che contengono solo ringraziamenti e qualche frecciatina ai colleghi meno simpatici. Questo libro racconta la vita della persona e del tennista Andre Agassi ma la lezione che ne esce fuori è l’opposto del self-made man, del grande sogno americano.

Il piccolo Agassi è obbligato dal padre a passare le giornate a colpire palline da tennis, perché “se colpisci 2500 palline al giorno non potrai che diventare il numero uno” e diventare il numero uno è il sogno imposto dal padre al piccolo Andre. Di giorno in giorno gli allenamenti diventano un’assurda ricerca della perfezione, quando non bastano più i palleggi nel giardino di casa Agassi viene mandato all’accademia di Nick Bollettieri, che addestra i giovani tennisti come se fossero soldati.

Incapace di capire il senso di tutto questo, costretto da altri a non poter fare scelte, Andre inizia a ribellarsi con vestiti strani e tagli di capelli assurdi, entra nel circuito dei professionisti ed il ritmo dei tornei, “il vortice”, segna il ritmo della sua vita.

Il mito dell’uomo fatto da sé ne esce distrutto, Agassi riesce a trovare un equilibrio solo grazie ad un pugno di persone: l’amico Perry, un ex pastore, il preparatore atletico Gil Reyes che diventa un secondo padre, dato che il vero padre di Andre si rapporta al figlio solo attraverso il tennis. Quando decide di affidarsi a Brad Gilbert per cambiare il suo gioco capisce che la perfezione è un traguardo irraggiungibile ed inutile, che nel tennis, come nella vita, non bisogna essere perfetti in ogni azione, ma basta scegliere di volta in volta la cosa migliore da fare.

Attraversa grandi trionfi e clamorose sconfitte, ed anche quando vince la sua felicità non è completa, è imperfetta (riguardo alla vittoria del Roland Garros dice: “Vincere non dovrebbe essere così bello. Non dovrebbe mai importare così tanto”); i primi momenti felici della sua vita sono la vittoria alle Olimpiadi di Atlanta (in un contesto totalmente diverso da quello del circuito) e l’incontro con Nelson Mandela che gli insegna il vero obiettivo dell’essere umano: aiutare gli altri, soprattutto quelli che soffrono, “Amo e riverisco quelli che hanno sofferto, in qualunque momento. Adesso sono più simile ad un membro adulto della razza umana”.

Le pagine scorrono via molto velocemente (il libro è stato scritto col premio Pulitzer J. R. Moehringer), sembra di leggere un romanzo di Kurt Vonnegut, i personaggi, almeno, sembrano i tipici personaggi sgradevoli di Vonnegut, ma qui si tratta di persone vere. Le cronache degli incontri di tennis occupano gran parte del libro, la ripetizione monotona dei colpi, dei numeri, degli avversari, dei luoghi fa capire che il tennis è uno sport fatto di dettagli, geometria, minimi particolari e di cicli che ripartono di continuo, riesci quasi a capire in che razza di spirale si sia trovato Agassi per oltre vent’anni della sua vita.

Parla dei suoi avversari, di quelli che lo irritano e di quelli che lo impressionano, della distanza incolmabile (non solo nel tennis) con Sampras, della superiorità di Federer: “Compatisco il giocatore destinato ad essere l’Agassi di questo Sampras. La maggioranza delle persone ha dei punti deboli. Federer non ne ha.”

Negli ultimi anni prima del ritiro trova un obiettivo nella scuola che porta il suo nome e che fornisce istruzione gratuita ai bambini e ragazzi di Las Vegas che non possono permettersela, e trova in Steffi Graf (anzi, Stefanie) l’unica persona che davvero lo capisce dato che anche suo padre ha deciso che la figlia sarebbe stata una campionessa prima ancora che nascesse: “Quando le rivelo che odio il tennis si gira a guardarmi con un’espressione che dice: Ovvio. Non è così per tutti?”

Pubblicato in Libri, Sport | Contrassegnato , , | 2 commenti